Un suono è un rumore eseguito, ossia messo a segno, dotato di intenzione: anche uno starnuto è un suono se viene realizzato nel momento e nel modo intesi; al contrario, una mano che preme inavvertitamente la tastiera di un pianoforte produce un rumore, anche qualora, per assurdo, ne sortisse una melodia incantevole.
Gli uccelli cantano per magnificarsi, per rendere sensibile il proprio spirito, il proprio potere, dando l’impressione di essere dardi saettanti nell’aria, pronti a colpire chi osi sfidarli, dominando l’intera area da loro rivendicata; il suono ha funzione apotropaica, in quanto effonde lo spirito di chi canta nell’ambiente, ordinandolo, addomesticandolo, cacciandone gli spiriti ostili.
Un suono è un rumore iconico, teso a manifestare una cosa che non c’è: se, chiudendo gli occhi, sentiamo il ronzio di una mosca, sapremo che c’è una mosca vicino a noi: si tratta solo di un rumore; se, invece, sentiamo il canto di un’usignolo, avremo l’impressione che un dardo sfrecci nell’aria sopra le nostre teste, pronto a trafiggerci se osiamo sfidarlo, o almeno questa è l’intenzione dell’usignolo, analoga a quella di un rospo che si gonfia: magnificarsi, rendere manifesto il proprio spirito, la propria volontà, apparire per quello che non si è ma si vuole essere considerati: in quanto rumore dotato di intenzione espressiva è un suono.
Un ragno, se lo si inganna con un filo d’erba sulla tela, facendogli credere che ci sia una mosca, si indispettisce, prova frustrazione, poiché è contento del mondo per quello che è; se fosse umano, invece, applaudirebbe un tale inganno, specialmente se simulasse non tanto una mosca, quanto una preda irrealistica, appartenente a un mondo che si accorda ai suoi desideri, come una con mille zampe convulse o una che rimbalza da un lato all’altro della tela senza mai romperla; così l’uomo ama i suoni, poiché trova nel loro uso artistico impressioni di oggetti fantastici, che, rispondendo solo alle sue intenzioni e non alla realtà, ne purificano l’animo.
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